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Burocrazia e Certificazioni Lettura: 8 min

Il Certificato di Agibilità (Abitabilità) mancante: Si può vendere?

Case vecchie e assenza di abitabilità: cosa dice la Cassazione e quali clausole usare al rogito per evitare cause milionarie.

Vendere casa senza Certificato di Agibilità: Rischi e Soluzioni

Il certificato di agibilità (oggi Segnalazione Certificata di Agibilità - SCA) attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e dei relativi impianti. La sua mancanza solleva enormi interrogativi sulla commerciabilità dell'immobile, esponendo venditore e acquirente a rischi legali e contenziosi.

Normativa di Riferimento

L'articolo 24 del D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell'Edilizia) disciplina l'agibilità. Originariamente, il rilascio spettava al Comune, oggi avviene tramite una Segnalazione Certificata (SCA) presentata da un professionista abilitato. Sotto il profilo civilistico, la giurisprudenza ha a lungo dibattuto se la mancanza di agibilità comporti la nullità del contratto di compravendita o un semplice inadempimento (aliud pro alio).

La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha chiarito che il contratto di compravendita di un immobile privo di agibilità NON è nullo per illiceità o impossibilità dell'oggetto (purché l'immobile non abbia abusi edilizi sanabili/insanabili, che comporterebbero la nullità ex art. 46 D.P.R. 380/2001). Tuttavia, l'assenza del certificato costituisce vendita di "aliud pro alio" (consegna di una cosa per un'altra), consentendo all'acquirente ignaro di chiedere la risoluzione del contratto (art. 1453 c.c.) e il risarcimento dei danni (art. 1477 c.c. che impone la consegna dei documenti relativi alla proprietà e all'uso della cosa venduta).

Caso Studio

La famiglia Costa acquista un attico dalla società costruttrice "EdilSviluppo". Nel rogito, si precisa che la SCA "sarà presentata a cura e spese della parte venditrice entro 30 giorni". Dopo 6 mesi, la SCA non viene presentata per la mancanza del collaudo statico di alcune strutture sul terrazzo. I Costa denunciano l'inadempimento e fanno causa all'EdilSviluppo per risolvere il contratto e farsi restituire i 400.000 euro pagati, più i danni. Il tribunale accerta l'inadempimento grave e dichiara la risoluzione, condannando la società al risarcimento, poiché l'attico, privo del collaudo statico, non poteva oggettivamente ottenere l'agibilità, compromettendo la funzione abitativa.

Casi Limite e Problematiche al Limite della Norma

Un caso limite di estrema rilevanza pratica si verifica quando le parti si accordano esplicitamente per stipulare l'atto notarile consapevoli della mancanza dell'agibilità. L'acquirente dichiara nel rogito di essere a conoscenza della situazione, di accettare l'immobile nello stato di fatto e di diritto in cui si trova, e di farsi carico (o esonerare il venditore) dal reperimento dell'agibilità. Questa pattuizione (una deroga convenzionale all'art. 1477 c.c.) è perfettamente lecita e salva il contratto dalla risoluzione per aliud pro alio, in quanto l'acquirente accetta il rischio. Il problema "al limite" sorge con le banche: l'acquirente che ha accettato la mancanza di agibilità richiede un mutuo. Il perito della banca rileva l'assenza del documento e blocca l'erogazione. L'acquirente non può più invocare l'inadempimento del venditore per ritirarsi dall'affare, ma contestualmente non ha i soldi per pagare a causa del diniego del mutuo. In questo limbo giuridico, l'acquirente si trova inadempiente verso il venditore e rischia di perdere la caparra confirmatoria versata ex art. 1385 c.c., un rischio gravissimo spesso sottovalutato.

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